domenica 27 ottobre 2013

Stessa voce, stesso lamento


Regina fece tre passi, posò i sacchetti del supermercato e sentì la voce. Era la solita, lamentosa voce di Eros che prendeva forza. “ Dove sei stata? Chi hai incontrato? Chi ti ha guardata? A chi hai sorriso? Il tuo bel sorriso per qualcun altro… A chi dunque hai sorriso?
Regina non rispose. Eros nemmeno la guardava. Stava seduto a gambe larghe e mento ripiegato sul petto, in controluce. La sua sagoma scura e ben delineata era quella di un grosso feto.
“ Tu vai in giro a sorridere… Per chi ti sei messa in ghingheri eh? Per chi. Tu..,. mi vuoi far morire mi vuoi.”
Regina si tolse le scarpe e infilò le ciabatte. Le dita dei suoi piedi si sgranarono nella pezza della tomaia sformata. “ Tu,” disse Eros,” non mi ami più.”
Il tono era sempre piagnucoloso, nessuna ombra di minaccia, nessuna disperazione: una tiritera di cui Regina conosceva perfettamente i tempi, sapeva a memoria le parole. “Io mi ammazzo io mi butto dalla finestra tu mi farai morire.”
La finestra era chiusa e non si vedeva il cortile nero. Lo scempio delle pattumiere sventrate, a volte, era una piacevole armonia di colori : le bucce d’arancia, il bluette dei cartoni di bibita al mirtillo. Eros stava sempre mani in grembo e capo chino. Si puliva le unghie con l’unghia e strappava le pellicine fino al sangue.” Io mi ammazzo, tu mi farai morire di gelosia.”
Regina cominciò a sbucciare le patate per la cena, col coltello, senza economia. Le bucce avevano più polpa di quel che restava per la padella. Olio burro pancetta tritata rosmarino sale e pepe. Il tutto sfrigolò come una musica.
“ Io mi butto dalla finestra,” diceva ancora Eros, “ e la faccio finita.”
“Piantala,” gridò lei. “Falla finita davvero, una volta per tutte e taci!”
Nella stanza si allargò un silenzio che lei conosceva. Eros si era offeso.
“Eros..”
“Eh…”
“ Scusami dai…”
“ Scusami tu,” disse lui alzando gli occhi color foglia di fico che l’avevano fatta innamorare.
“Cosa vuoi che vada in giro a far la civetta…alla mia età…”
“Sei bella. Tutti ti guardano.”
Regina era in ginocchio davanti a lui. “Sono sempre qui con te. Ti lascio solo per fare la spesa.. Cucino le cose che vuoi.. Vivo per te. Basta con questa gelosia…”
Eros buttò indietro la testa da lupo e gli si gonfiarono vene maschie sul collo. Aveva un bel naso con delicate narici senza pelo.” Ma tu.. sei bella…” mormorò a fatica.
“ Sono vecchia. E’ passato il tempo… Lo capisci o no che non c’è motivo…”
Lui fece cenno di sì senza parlare.
“Di cosa ti lamenti allora, per cosa piangi?”
Eros pareva convinto. Lei si alzò, rimescolò le patate e prese il coltello più affilato per tagliare la carne.
“ Tu non mi ami piùuuu” belò Eros ad alta voce col più rabbrividente dei lamenti. “Dio, ci risiamo,” pensò Regina e affondò il polpastrello sul filo della lama per vedere il sangue. “E sarà sempre così, sempre peggio, sempre peggio.” Ci vide doppio e strinse i denti. Fissò il poco sangue della ferita con una specie di voluttà.”Tuuu vai sempre in giro in ghingheri per chissà quale uomo. Mi fai soffrire come un cane mi fai soffrire. Tu mi fai morire…”
“Adesso ripete che non lo amo più,” pensò Regina,” e , se si azzarda io lo ammazzo.”
Eros non disse più niente. Lei aspettò col coltello in mano e un gran buio in testa. “ Basta, basta, basta, una sola parola e l’uccido .”
Lui zitto. Lei tremava e batteva i denti. Fece scivolare il coltello nella tasca del grembiule senza un perché.
“Esco,” disse.”Faccio un salto dal fruttivendolo qua sotto. Ho dimenticato la frutta.”
Neanche allora lui protestò e Regina uscì in ciabatte nell’aria fresca. Respirò come un cane dopo la corsa, perdendo saliva amara. Forse le sarebbe venuto un colpo. Si asciugò la bocca e prese fiato. Il negozio del fruttivendolo era pieno di donne beate.
“ Buongiorno signora Regina,” disse il fruttivendolo coi denti di acciaio. “E’ un po’ di tempo che non la vedo…Con chi mi fa le corna, eh? Con chi?”
Lei lo guardò stranita, pallida come la luna.
“Non mi vuole più bene, ecco cos’è,” rise il fruttivendolo che faceva lo spiritoso. Ridevano pure le donne con l’uva in braccio e lui ripetè: “ Lei non mi ama più.”
Aveva fatto la voce lamentosa da marito tradito, la peggiore e allora Regina tirò fuori il coltello e glielo piantò nella pancia.