Regina fece tre passi, posò i sacchetti del
supermercato e sentì la voce. Era la solita, lamentosa voce di Eros
che prendeva forza. “ Dove sei stata? Chi hai incontrato? Chi ti
ha guardata? A chi hai sorriso? Il tuo bel sorriso per qualcun altro…
A chi dunque hai sorriso?
Regina non rispose. Eros nemmeno la guardava.
Stava seduto a gambe larghe e mento ripiegato sul petto, in
controluce. La sua sagoma scura e ben delineata era quella di un
grosso feto.
“ Tu vai in giro a sorridere… Per chi ti
sei messa in ghingheri eh? Per chi. Tu..,. mi vuoi far morire mi
vuoi.”
Regina si tolse le scarpe e infilò le
ciabatte. Le dita dei suoi piedi si sgranarono nella pezza della
tomaia sformata. “ Tu,” disse Eros,” non mi ami più.”
Il tono era sempre piagnucoloso, nessuna ombra
di minaccia, nessuna disperazione: una tiritera di cui Regina
conosceva perfettamente i tempi, sapeva a memoria le parole. “Io mi
ammazzo io mi butto dalla finestra tu mi farai morire.”
La finestra era chiusa e non si vedeva il
cortile nero. Lo scempio delle pattumiere sventrate, a volte, era una
piacevole armonia di colori : le bucce d’arancia, il bluette dei
cartoni di bibita al mirtillo. Eros stava sempre mani in grembo e
capo chino. Si puliva le unghie con l’unghia e strappava le
pellicine fino al sangue.” Io mi ammazzo, tu mi farai morire di
gelosia.”
Regina cominciò a sbucciare le patate per la
cena, col coltello, senza economia. Le bucce avevano più polpa di
quel che restava per la padella. Olio burro pancetta tritata
rosmarino sale e pepe. Il tutto sfrigolò come una musica.
“ Io mi butto dalla finestra,” diceva
ancora Eros, “ e la faccio finita.”
“Piantala,” gridò lei. “Falla finita
davvero, una volta per tutte e taci!”
Nella stanza si allargò un silenzio che lei
conosceva. Eros si era offeso.
“Eros..”
“Eh…”
“ Scusami dai…”
“ Scusami tu,” disse lui alzando gli occhi
color foglia di fico che l’avevano fatta innamorare.
“Cosa vuoi che vada in giro a far la
civetta…alla mia età…”
“Sei bella. Tutti ti guardano.”
Regina era in ginocchio davanti a lui. “Sono
sempre qui con te. Ti lascio solo per fare la spesa.. Cucino le cose
che vuoi.. Vivo per te. Basta con questa gelosia…”
Eros buttò indietro la testa da lupo e gli si
gonfiarono vene maschie sul collo. Aveva un bel naso con delicate
narici senza pelo.” Ma tu.. sei bella…” mormorò a fatica.
“ Sono vecchia. E’ passato il tempo… Lo
capisci o no che non c’è motivo…”
Lui fece cenno di sì senza parlare.
“Di cosa ti lamenti allora, per cosa
piangi?”
Eros pareva convinto. Lei si alzò, rimescolò
le patate e prese il coltello più affilato per tagliare la carne.
“ Tu non mi ami piùuuu” belò Eros ad alta
voce col più rabbrividente dei lamenti. “Dio, ci risiamo,” pensò
Regina e affondò il polpastrello sul filo della lama per vedere il
sangue. “E sarà sempre così, sempre peggio, sempre peggio.” Ci
vide doppio e strinse i denti. Fissò il poco sangue della ferita con
una specie di voluttà.”Tuuu vai sempre in giro in ghingheri per
chissà quale uomo. Mi fai soffrire come un cane mi fai soffrire. Tu
mi fai morire…”
Eros non disse più niente. Lei aspettò col
coltello in mano e un gran buio in testa. “ Basta, basta, basta,
una sola parola e l’uccido .”
Lui zitto. Lei tremava e batteva i denti. Fece
scivolare il coltello nella tasca del grembiule senza un perché.
“Esco,” disse.”Faccio un salto dal
fruttivendolo qua sotto. Ho dimenticato la frutta.”
Neanche allora lui protestò e Regina uscì in
ciabatte nell’aria fresca. Respirò come un cane dopo la corsa,
perdendo saliva amara. Forse le sarebbe venuto un colpo. Si asciugò
la bocca e prese fiato. Il negozio del fruttivendolo era pieno di
donne beate.
“ Buongiorno signora Regina,” disse il
fruttivendolo coi denti di acciaio. “E’ un po’ di tempo che non
la vedo…Con chi mi fa le corna, eh? Con chi?”
Lei lo guardò stranita, pallida come la luna.
“Non mi vuole più bene, ecco cos’è,”
rise il fruttivendolo che faceva lo spiritoso. Ridevano pure le donne
con l’uva in braccio e lui ripetè: “ Lei non mi ama più.”
Aveva fatto la voce lamentosa da marito
tradito, la peggiore e allora Regina tirò fuori il coltello e glielo
piantò nella pancia.
molto bello Ale
RispondiEliminawow!! stramegabello Susy
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