domenica 3 novembre 2013

La signora vestita di nero

Terenzio ci era proprio stato trascinato a quella festa ed ora lui e l’amico Pio stavano come imbecilli in mezzo al soggiorno gremito.
“Si soffoca,” disse Terenzio. “Oggi non mi sento niente bene.” Bevve un sorso di cognac e sentì la prima fitta al cuore. “Si soffoca,” ripetè. “Ma dai,” disse Pio allentandosi il nodo della cravatta e guardandosi in giro. Terenzio riusciva a vedere oltre le teste il gruppo delle poltrone accostate al muro per fare spazio e lei era tutta nera di capelli di occhi di rossetto di vestito di calze, seduta là, come lasciata andare. Forse dormiva. Di solito Terenzio non guardava le donne. Ne aveva abbastanza di Flora, sua moglie, una presenza opaca di larga consistenza, untuosa nelle carezze e nei contatti. Aveva chiuso con le femmine lui, o almeno credeva.
“ Chi è?” chiese affascinato.
“Chi?” Pio era distratto, non guardava nella direzione giusta.
“ Quella donna vestita di nero, seduta sulla poltrona, anzi sdraiata. Sembra che dorma. La vedi? Chi è? La conosci? Me la presenti? Ehi, la conosci?”
Pio aveva trovato una bionda un po’ pinocchia che ci stava e aveva cominciato a ridere con lei. Ridevano tutti e due come iene. Terenzio stava molto attento a come rideva la gente, se con la ah ah se con la oh oh. Diffidava da chi rideva con la eh e aveva paura della risata di Flora: un ih ih ih che faceva venire i brividi. Sentì ancora una volta la fitta al cuore, seguita da un crampo minuscolo e poi niente. La terza fitta aprì un cuneo di dolore profondo e bruciante dal petto al dorso. “ Dio mio ci siamo,”pensò gorgogliando dalla nausea. “ Adesso stramazzo qui davanti a tutti con un maledetto infarto.” Si aggrappò alla tenda per reggersi ancora un momento e vide la signora vestita di nero con dolci occhi sprofondati in occhiaie nerofumo, farsi largo e avvicinarsi proprio a lui. “Salve, “ disse con la voce più soave che lui avesse mai ascoltato. “Si diverte?”
“ No, “ rispose Terenzio. La fitta stava regredendo, gli lasciava una specie di prurito quasi piacevole. Lei era bellissima, molto in ombra per via di quell’ala di capelli neri che le strisciava sulla guancia. Rideva con la risata grassa e dolce che lui preferiva, a denti scoperti, gola arrovesciata e palpebre semichiuse.
“Anch’io non mi diverto…” Aveva le unghie laccate di un nero perfetto in fondo a dita sottili. Terenzio pensò a ragni immobili su nere ragnatele e si sentì perdutamente innamorato. “Andiamocene,”propose. La donna fece un cenno di deliziosa complicità e gli si appese ad un braccio, giù per le scale buie, nell’androne buio. Terenzio si sentiva in completo benessere e mise subito le mani intorno alla vita di lei, giacca e pantaloni premuti contro la sua splendida magrezza. “Ti voglio avere.”
“Semmai sarò io che avrò te,” mormorò la signora vestita di nero. La sua scollatura si slabbrava, le vesti salivano i baci erano una vertigine. Terenzio non aveva mai provato nella sua vita una felicità e un’urgenza così impetuose. “Ti prego,” la supplicò. “Ora, qui,adesso, subito.”
“Non è tempo, “disse lei decisa, ricomponendosi. “Non è ancora arrivato il momento. Devi avere pazienza.” Intanto si ritraeva, gli sfuggiva inghiottita dall’ombra dell’androne. “Stai con me” gridò Terenzio.
“Sono qui caro,” rispose Flora la grassa, la unta d’olio d’oliva, sua legittima sposa riversa su di lui in un accecante chiarore di luce al neon. “Che c’è, cosa è successo?” chiese Terenzio scostandola. Si trovò intricato da fili collegati ad una macchina.
“Ce l’hai fatta amore mio,” disse Flora. “Ora sei fuori pericolo.”
Pio stava dietro di lei. “Ieri sera ti sei appeso ad una tenda e poi patapumfete giù per terra. Non ti ricordi niente” chiese con voce emozionata. “Niente. Cosa è stato?”” Un infarto. Ma ora tutto è a posto.”
“Ho visto la morte in faccia…” disse trasognato Terenzio.
“Ma ora tutto è a posto,” ripeterono in coro moglie amico infermiere e medici del reparto. Flora coi capelli scoloriti e le sopracciglia tatuate si avvicinava con tutto il suo affetto colloso, mezzo metro, pochi centimetri.

“Mio Dio no, “ Sospirò lui respingendola e tutti si addossarono al muro, comprensivi, per lasciar passare più aria. “ E’ agitato, bisogna lasciarlo in pace…” E allora Terenzio vide che la porta si apriva ed entrava il bellissimo amore suo, tutta vestita di nero coi neri capelli di seta. Lui le fece posto nel letto e, fregandosene di tutti, cominciò ad abbracciarla e a baciarla finchè, finalmente, fu suo.

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