Terenzio ci era proprio stato trascinato a
quella festa ed ora lui e l’amico Pio stavano come imbecilli in
mezzo al soggiorno gremito.
“Si soffoca,” disse Terenzio. “Oggi non
mi sento niente bene.” Bevve un sorso di cognac e sentì la prima
fitta al cuore. “Si soffoca,” ripetè. “Ma dai,” disse Pio
allentandosi il nodo della cravatta e guardandosi in giro. Terenzio
riusciva a vedere oltre le teste il gruppo delle poltrone accostate
al muro per fare spazio e lei era tutta nera di capelli di occhi di
rossetto di vestito di calze, seduta là, come lasciata andare. Forse
dormiva. Di solito Terenzio non guardava le donne. Ne aveva
abbastanza di Flora, sua moglie, una presenza opaca di larga
consistenza, untuosa nelle carezze e nei contatti. Aveva chiuso con
le femmine lui, o almeno credeva.
“ Chi è?” chiese affascinato.
“Chi?” Pio era distratto, non guardava
nella direzione giusta.
“ Quella donna vestita di nero, seduta sulla
poltrona, anzi sdraiata. Sembra che dorma. La vedi? Chi è? La
conosci? Me la presenti? Ehi, la conosci?”
Pio aveva trovato una bionda un po’ pinocchia
che ci stava e aveva cominciato a ridere con lei. Ridevano tutti e
due come iene. Terenzio stava molto attento a come rideva la gente,
se con la ah ah se con la oh oh. Diffidava da chi rideva con la eh e
aveva paura della risata di Flora: un ih ih ih che faceva venire i
brividi. Sentì ancora una volta la fitta al cuore, seguita da un
crampo minuscolo e poi niente. La terza fitta aprì un cuneo di
dolore profondo e bruciante dal petto al dorso. “ Dio mio ci
siamo,”pensò gorgogliando dalla nausea. “ Adesso stramazzo qui
davanti a tutti con un maledetto infarto.” Si aggrappò alla tenda
per reggersi ancora un momento e vide la signora vestita di nero con
dolci occhi sprofondati in occhiaie nerofumo, farsi largo e
avvicinarsi proprio a lui. “Salve, “ disse con la voce più soave
che lui avesse mai ascoltato. “Si diverte?”
“ No, “ rispose Terenzio. La fitta stava
regredendo, gli lasciava una specie di prurito quasi piacevole. Lei
era bellissima, molto in ombra per via di quell’ala di capelli neri
che le strisciava sulla guancia. Rideva con la risata grassa e dolce
che lui preferiva, a denti scoperti, gola arrovesciata e palpebre
semichiuse.
“Anch’io non mi diverto…” Aveva le
unghie laccate di un nero perfetto in fondo a dita sottili. Terenzio
pensò a ragni immobili su nere ragnatele e si sentì perdutamente
innamorato. “Andiamocene,”propose. La donna fece un cenno di
deliziosa complicità e gli si appese ad un braccio, giù per le
scale buie, nell’androne buio. Terenzio si sentiva in completo
benessere e mise subito le mani intorno alla vita di lei, giacca e
pantaloni premuti contro la sua splendida magrezza. “Ti voglio
avere.”
“Semmai sarò io che avrò te,” mormorò la
signora vestita di nero. La sua scollatura si slabbrava, le vesti
salivano i baci erano una vertigine. Terenzio non aveva mai provato
nella sua vita una felicità e un’urgenza così impetuose. “Ti
prego,” la supplicò. “Ora, qui,adesso, subito.”
“Non è tempo, “disse lei decisa,
ricomponendosi. “Non è ancora arrivato il momento. Devi avere
pazienza.” Intanto si ritraeva, gli sfuggiva inghiottita dall’ombra
dell’androne. “Stai con me” gridò Terenzio.
“Sono qui caro,” rispose Flora la grassa,
la unta d’olio d’oliva, sua legittima sposa riversa su di lui in
un accecante chiarore di luce al neon. “Che c’è, cosa è
successo?” chiese Terenzio scostandola. Si trovò intricato da fili
collegati ad una macchina.
“Ce l’hai fatta amore mio,” disse Flora.
“Ora sei fuori pericolo.”
Pio stava dietro di lei. “Ieri sera ti sei
appeso ad una tenda e poi patapumfete giù per terra. Non ti ricordi
niente” chiese con voce emozionata. “Niente. Cosa è stato?””
Un infarto. Ma ora tutto è a posto.”
“Ho visto la morte in faccia…” disse
trasognato Terenzio.
“Ma ora tutto è a posto,” ripeterono in
coro moglie amico infermiere e medici del reparto. Flora coi capelli
scoloriti e le sopracciglia tatuate si avvicinava con tutto il suo
affetto colloso, mezzo metro, pochi centimetri.
“Mio Dio no, “ Sospirò lui respingendola e
tutti si addossarono al muro, comprensivi, per lasciar passare più
aria. “ E’ agitato, bisogna lasciarlo in pace…” E allora
Terenzio vide che la porta si apriva ed entrava il bellissimo amore
suo, tutta vestita di nero coi neri capelli di seta. Lui le fece
posto nel letto e, fregandosene di tutti, cominciò ad abbracciarla e
a baciarla finchè, finalmente, fu suo.
Nessun commento:
Posta un commento