Emma entrò in casa, si tolse le scarpe bagnate
e infilò con un sospiro di beatitudine le pantofole. La luce nel
soggiorno era spenta. Lei accese la lampada piccola e vide sua figlia
Rosalinda seduta al tavolo con la testa appoggiata alle braccia.
Dormiva. “La nonna?” chiese Emma ad alta voce. La bambina si
mosse, alzò un viso cencioso e inespressivo. “La nonna? Sei andata
a vedere come sta? Le hai fatto compagnia? Come mai dormi a
quest’ora?” Rosalinda non parlava, si stropicciava lentamente gli
occhi mentre sua madre era già sulla porta della camera buia a
gridare per farsi sentire dalla nonna. “ Mamma come va? Hai
riposato? Ti ha fatto compagnia Rosalinda?” Ed ecco il ronzio
della vecchia, un tremulo fischiare di spazi vuoti tra i denti, di
corde vocali nodose di polipi. “ La nonna ha detto che non ti sei
fatta viva per tutto il pomeriggio…” “Ci sono stata per un
po’,” protestò la bambina senza accalorarsi. “ Ma poi… C’è
buio là dentro…La nonna mi vuole sempre tenere le mani e io mi
stanco.”
“Vergogna,” disse sua madre. Rosalinda non
si muoveva dalla sedia. Ci stava ammucchiata più che seduta.
“Vergogna,” ripetè. “ Lo sai che i vecchi vogliono essere
toccati, sentire il calore, devono capire che tu ci sei, che stai
vicina a loro…” Brontolava e stendeva la tovaglia. “Prendi i
piatti nella lavastoviglie.” Rosalinda si mise in piedi con
infinita fatica. “ E ora vai dalla nonna, su.” “No.” “Che
storie sono, vai di là ho detto.” “No, no e poi no.” Non si
era mai ribellata così apertamente. Diceva no e poi no con decisione
e intanto si lasciava andare sul divano. “Ti senti male?” “
Sono stanca.”
Quando la vicina di pianerottolo si presentò
alla porta con la scusa di restituire un giornale a Emma non parve
vero di potersi sfogare. “ Rosalinda mi fa disperare, non ne vuole
sapere della nonna e quella poveretta sola tutto il giorno, lei che
vorrebbe avere sempre gente attorno, capisci, un po’ di allegria…”
La vicina aveva il figliolino in braccio e una
gran voglia di curiosare quindi entrò nella camera al seguito di
Emma. La vecchia era pallida tra cuscini di piuma, gommapiuma, lana e
crine . “ Mamma, guarda chi è venuta a trovarti. Sei contenta, eh?
Sei contenta? Vuoi tenere il bambino un attimo?” Due braccia di
osso subito tese. Il piccolo strinse il dito di una mano ansiosa e
subito si perse nell’abbraccio goffo tra lini e pizzi ammaccati. “
Ti dicevo dunque…” continuò rivolta alla vicina,” che
Rosalinda è sempre svogliata sempre stanca. Ma ti pare possibile
alla sua età?” L’altra scuoteva la testa incredula sempre però
con un occhio al figlio, e come fu svelta, cuore di mamma, a
riprenderselo, appena lo vide ciondolare. “ Si è addormentato,
guarda! Che strano, non è la sua ora.” La testina del bambino
stava abbandonata sulla spalla della madre che ripeteva: non dorme
mai a quest’ora, mai. Saluti sulla porta di casa nel buio quadrato
del pianerottolo. Rosalinda stava incarognita in un angolo del
divano.” Ora vieni dalla nonna un momento, dai, un momento solo.”
“No.” Emma sospirò e tornò nella camera della vecchia che stava
con occhi di lupo, le mani subito tese . “ Ma si, ti faccio
compagnia io.” Le mani dentro le mani e il caldo odore delle
lenzuola poco pulite. “ Non ti sei alzata per niente oggi? Non ce
l’hai fatta, eh”. Una rossa oscurità. Rosso sulle guance che
non potevano essere rosse. Dio che sonno che stanchezza. La testa
all’indietro poi raddrizzata bruscamente poi di nuovo abbandonata
nel conforto di una specie di vertigine. Si era addormentata ecco,
magari per pochi secondi, o minuti, ma adesso Emma aveva gli occhi
ben aperti, eppure non ce la faceva assolutamente a muoversi. La
vecchia era seduta diritta sul letto e le teneva ancora ingabbiate le
mani. “ Sta zitta, non muoverti!” Una voce incredibile, vigorosa,
gettò ali di paura nella stanza. “ E’ ridicolo,” pensò Emma
cercando di svincolarsi, ma sentiva le braccia molli, i polsi
stanchi, le dita fredde in preda a mani che non avevano niente di
tremulo e di incerto, anzi, si facevano sempre più sicure mentre
catturavano energia, assorbivano vita. Emma provò ancora a cavare la
voce ma qualcosa si scolmava dentro di lei fino a farle perdere i
sensi. E fu soltanto allora che la vecchia, rinsanguata, si alzò in
piedi e, come Dio volle, la lasciò andare.
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