mercoledì 13 novembre 2013

Mani di nonna

Emma entrò in casa, si tolse le scarpe bagnate e infilò con un sospiro di beatitudine le pantofole. La luce nel soggiorno era spenta. Lei accese la lampada piccola e vide sua figlia Rosalinda seduta al tavolo con la testa appoggiata alle braccia. Dormiva. “La nonna?” chiese Emma ad alta voce. La bambina si mosse, alzò un viso cencioso e inespressivo. “La nonna? Sei andata a vedere come sta? Le hai fatto compagnia? Come mai dormi a quest’ora?” Rosalinda non parlava, si stropicciava lentamente gli occhi mentre sua madre era già sulla porta della camera buia a gridare per farsi sentire dalla nonna. “ Mamma come va? Hai riposato? Ti ha fatto compagnia Rosalinda?” Ed ecco il ronzio della vecchia, un tremulo fischiare di spazi vuoti tra i denti, di corde vocali nodose di polipi. “ La nonna ha detto che non ti sei fatta viva per tutto il pomeriggio…” “Ci sono stata per un po’,” protestò la bambina senza accalorarsi. “ Ma poi… C’è buio là dentro…La nonna mi vuole sempre tenere le mani e io mi stanco.”
“Vergogna,” disse sua madre. Rosalinda non si muoveva dalla sedia. Ci stava ammucchiata più che seduta. “Vergogna,” ripetè. “ Lo sai che i vecchi vogliono essere toccati, sentire il calore, devono capire che tu ci sei, che stai vicina a loro…” Brontolava e stendeva la tovaglia. “Prendi i piatti nella lavastoviglie.” Rosalinda si mise in piedi con infinita fatica. “ E ora vai dalla nonna, su.” “No.” “Che storie sono, vai di là ho detto.” “No, no e poi no.” Non si era mai ribellata così apertamente. Diceva no e poi no con decisione e intanto si lasciava andare sul divano. “Ti senti male?” “ Sono stanca.”
Quando la vicina di pianerottolo si presentò alla porta con la scusa di restituire un giornale a Emma non parve vero di potersi sfogare. “ Rosalinda mi fa disperare, non ne vuole sapere della nonna e quella poveretta sola tutto il giorno, lei che vorrebbe avere sempre gente attorno, capisci, un po’ di allegria…”

La vicina aveva il figliolino in braccio e una gran voglia di curiosare quindi entrò nella camera al seguito di Emma. La vecchia era pallida tra cuscini di piuma, gommapiuma, lana e crine . “ Mamma, guarda chi è venuta a trovarti. Sei contenta, eh? Sei contenta? Vuoi tenere il bambino un attimo?” Due braccia di osso subito tese. Il piccolo strinse il dito di una mano ansiosa e subito si perse nell’abbraccio goffo tra lini e pizzi ammaccati. “ Ti dicevo dunque…” continuò rivolta alla vicina,” che Rosalinda è sempre svogliata sempre stanca. Ma ti pare possibile alla sua età?” L’altra scuoteva la testa incredula sempre però con un occhio al figlio, e come fu svelta, cuore di mamma, a riprenderselo, appena lo vide ciondolare. “ Si è addormentato, guarda! Che strano, non è la sua ora.” La testina del bambino stava abbandonata sulla spalla della madre che ripeteva: non dorme mai a quest’ora, mai. Saluti sulla porta di casa nel buio quadrato del pianerottolo. Rosalinda stava incarognita in un angolo del divano.” Ora vieni dalla nonna un momento, dai, un momento solo.” “No.” Emma sospirò e tornò nella camera della vecchia che stava con occhi di lupo, le mani subito tese . “ Ma si, ti faccio compagnia io.” Le mani dentro le mani e il caldo odore delle lenzuola poco pulite. “ Non ti sei alzata per niente oggi? Non ce l’hai fatta, eh”. Una rossa oscurità. Rosso sulle guance che non potevano essere rosse. Dio che sonno che stanchezza. La testa all’indietro poi raddrizzata bruscamente poi di nuovo abbandonata nel conforto di una specie di vertigine. Si era addormentata ecco, magari per pochi secondi, o minuti, ma adesso Emma aveva gli occhi ben aperti, eppure non ce la faceva assolutamente a muoversi. La vecchia era seduta diritta sul letto e le teneva ancora ingabbiate le mani. “ Sta zitta, non muoverti!” Una voce incredibile, vigorosa, gettò ali di paura nella stanza. “ E’ ridicolo,” pensò Emma cercando di svincolarsi, ma sentiva le braccia molli, i polsi stanchi, le dita fredde in preda a mani che non avevano niente di tremulo e di incerto, anzi, si facevano sempre più sicure mentre catturavano energia, assorbivano vita. Emma provò ancora a cavare la voce ma qualcosa si scolmava dentro di lei fino a farle perdere i sensi. E fu soltanto allora che la vecchia, rinsanguata, si alzò in piedi e, come Dio volle, la lasciò andare.

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