La decappottabile blu elettrico fa fischiare le gomme in curva poi riprende un’andatura normale. A destra e a sinistra interminabili pioppeti con scriminature perfette danno una precisa sensazione di ordine naturale piuttosto che di armonia. Per Apollonio l’armonia consiste soprattutto nel caso, caso che fa di un allegro guazzabuglio il puzzle perfetto, per cui ogni filo d’erba ogni albero ogni sfumatura ogni forma ed ogni linea diventano elementi insostituibili di un insieme unico ed irripetibile.
Quando la ragazza sventola il foulard ai margini della strada e Apollonio ferma la macchina ecco appunto il caso metterci lo zampino con un particolare effetto di luce e gli occhi di lei che implora un passaggio sfavillano come stelle. Apollonio apre la portiera e la ragazza, sistemandosi sul sedile, è inesorabilmente fuori dall’incantesimo. Ha occhi di un comune color nocciola e un naso lunghetto. Porta un mantellino rosso sulla veste a quadretti e tiene un cestino in mano.
“Chi sei?” chiede Apollonio.
“Non lo vedi?” dice la ragazza voltandosi verso di lui. “ Sono Cappuccetto Rosso.”
I pioppeti nel frattempo sono spariti, la strada ora corre premuta ai margini di una boscaglia fitta e bassa, Un cielo di nessuno, senza nuvole e senza sole, sta impolverato di vapori a far ragnatele. E’ la prima volta che Apollonio rischia la strada normale, di solito fa pazientemente la fila davanti al casello dell’autostrada e poi si insonnolisce nella noia del rettilineo infinito. La strada normale è invece piena di curve e si ficca dentro il bosco senza preavviso.
“ E tu,” chiede la ragazza, “ e tu chi sei?”
Apollonio vorrebbe rispondere:” Sono la nonna di cappuccetto.” Davvero, ne ha una gran voglia. Un po’ per fare lo spiritoso e un po’ perché le parole quasi sono più forti della sua volontà e gli stanno uscendo di bocca. Ma si trattiene, si corregge a fatica e “Sono il bravo cacciatore,” dice.
Intorno oramai ci sono alberi vecchi di secoli, fronde buie, erbe misteriose cariche di veleni: cacciadiavoli ed ellebori neri, pulsatille e silvie stellate, mezzerei ed aquilegie color sangue.
“ Che buio!” dice Apollonio.
“ Per forza, siamo nel bosco!” esclama Cappuccetto Rosso con un sorrisino strano, il collo teso in avanti, il naso puntato come se si aspettasse qualcosa da un momento all’altro. Infatti è lei la prima a vedere l’ingombro e ad indicarlo col dito. “Attento, ferma la macchina!”
E’ calma e soave, compunta in una posizione di grande armonia, ecco, questione di luce o di poca luce, lei, con quel dito teso , il rilievo del naso, l’ondulante linea dei capelli splende perfetta in una perfetta cornice di erbe viperine e dulcamare. Gli ellebori neri, le silvie e le aquilegie sono ora squisitamente spartiti in aiuole dai colori armoniosi e la creatura che oscura la strada è di orribile bellezza.
“ Dio mio cos’è” chiede Apollonio con un filo di voce.
“E’ il lupo,” risponde Cappuccetto Rosso.
Ma non è certo il lupacchio mezzo cane snello agile con zampe sottili e orecchie diritte che si aggira per le montagne di tutta Europa, questo è il lupo mannaro, il licantropo della luna, il mostro, il lupo dei lupi. E ride. Il lupo ride. Sguaiato come può essere un lupo che ride.
“Dio mio,” ripete Apollonio, “che occhi grandi, che bocca grande.”
“ E’ il lupo no?” cinguetta la ragazzina perfettamente a suo agio.
La bestiaccia viene verso di loro sbrodolando saliva, passo dopo passo calpesta il folto dell’erba che ha invaso la strada, ma che dico strada, viottolo, sentiero di bosco tutto sassi e mirtilli. Con una zampata potrebbe fare una strage.
“Che facciamo che facciamo,” grida Apollonio.”
“Sei il bravo cacciatore no? Avrai un’arma con te, un fucile, qualcosa…”
“Macchè arma, macchè fucile,” biascica il disgraziato proprio mentre il lupo scardina una portiera.
“ Il bravo cacciatore,” dice Cappuccetto Rosso,” il bravo cacciatore ha sempre la meglio sul lupo cattivo.” Se ne sta, lei, tutta tranquilla e la bestia artiglia Apollonio con un lento movimento da ballerino russo e, senza fretta, ne fa scempio.
“ Bugiardo,” si mette a gridare Cappuccetto Rosso, “ tu non sei il bravo cacciatore…” Ha cominciato a correre nel bosco, inciampa, salta e ancora grida:” Tu non sei il bravo cacciatore…Tu sei la nonna, sei la nonna di Cappuccetto…”
Il bosco è sempre più nero. Cappuccetto Rosso rallenta, si ferma , tanto, in un modo o nell’altro il lupo la raggiungerà, la mangerà, poi arriverà il bravo cacciatore, quello vero, a salvarla.
Insomma non c’è più gusto. E’ sempre la stessa storia!
Intorno oramai ci sono alberi vecchi di secoli, fronde buie, erbe misteriose cariche di veleni: cacciadiavoli ed ellebori neri, pulsatille e silvie stellate, mezzerei ed aquilegie color sangue.
“ Che buio!” dice Apollonio.
“ Per forza, siamo nel bosco!” esclama Cappuccetto Rosso con un sorrisino strano, il collo teso in avanti, il naso puntato come se si aspettasse qualcosa da un momento all’altro. Infatti è lei la prima a vedere l’ingombro e ad indicarlo col dito. “Attento, ferma la macchina!”
E’ calma e soave, compunta in una posizione di grande armonia, ecco, questione di luce o di poca luce, lei, con quel dito teso , il rilievo del naso, l’ondulante linea dei capelli splende perfetta in una perfetta cornice di erbe viperine e dulcamare. Gli ellebori neri, le silvie e le aquilegie sono ora squisitamente spartiti in aiuole dai colori armoniosi e la creatura che oscura la strada è di orribile bellezza.
“ Dio mio cos’è” chiede Apollonio con un filo di voce.
“E’ il lupo,” risponde Cappuccetto Rosso.
Ma non è certo il lupacchio mezzo cane snello agile con zampe sottili e orecchie diritte che si aggira per le montagne di tutta Europa, questo è il lupo mannaro, il licantropo della luna, il mostro, il lupo dei lupi. E ride. Il lupo ride. Sguaiato come può essere un lupo che ride.
“Dio mio,” ripete Apollonio, “che occhi grandi, che bocca grande.”
“ E’ il lupo no?” cinguetta la ragazzina perfettamente a suo agio.
La bestiaccia viene verso di loro sbrodolando saliva, passo dopo passo calpesta il folto dell’erba che ha invaso la strada, ma che dico strada, viottolo, sentiero di bosco tutto sassi e mirtilli. Con una zampata potrebbe fare una strage.
“Che facciamo che facciamo,” grida Apollonio.”
“Sei il bravo cacciatore no? Avrai un’arma con te, un fucile, qualcosa…”
“Macchè arma, macchè fucile,” biascica il disgraziato proprio mentre il lupo scardina una portiera.
“ Il bravo cacciatore,” dice Cappuccetto Rosso,” il bravo cacciatore ha sempre la meglio sul lupo cattivo.” Se ne sta, lei, tutta tranquilla e la bestia artiglia Apollonio con un lento movimento da ballerino russo e, senza fretta, ne fa scempio.
“ Bugiardo,” si mette a gridare Cappuccetto Rosso, “ tu non sei il bravo cacciatore…” Ha cominciato a correre nel bosco, inciampa, salta e ancora grida:” Tu non sei il bravo cacciatore…Tu sei la nonna, sei la nonna di Cappuccetto…”
Il bosco è sempre più nero. Cappuccetto Rosso rallenta, si ferma , tanto, in un modo o nell’altro il lupo la raggiungerà, la mangerà, poi arriverà il bravo cacciatore, quello vero, a salvarla.
Insomma non c’è più gusto. E’ sempre la stessa storia!
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