domenica 8 dicembre 2013

VILLA A LAGO

Adolfo amava soprattutto il tratto di lago tra Maderno e Bogliaco. Nelle giornate d’autunno l’acqua aveva un colore che non si poteva raccontare e tutto il resto era di un verde immortale e splendente. Gli inalterabili olivi, le agavi a braccia aperte e vaste muraglie d’edera intricata con sassi, mattoni e intonaci di poca resistenza. Nascoste  oppure in mostra stavano le case. Adolfo le conosceva tutte, una per una.  A volte, quasi  sempre, si fermava lungo la strada, appoggiato al parapetto spiava i sentieri fra i capperi, la scalinata in pietra che conduceva a villa ‘Bocca di leone’, la più bella,  sommersa, d’estate, di bocche di leone vermiglie. Il lago in quel punto aveva sassi bianchi e sembrava un torrente.

Adolfo trattava articoli  nautici e tute impermeabili. Doveva arrivare su fino a Riva ma il paesaggio da Gargnano in poi lo annoiava e lui tirava tardi apposta. Si fermava dunque con tutto comodo nella piazzetta di Bogliaco, dopo aver lasciato la macchina davanti ai tennis, per poter fare a piedi quei quattro passi nel sole e poi nell’ombra e poi nell’odore dell’acqua, forte come l’odore di una donna. Entrava nel bar  ‘La trota’ e stava a parlare col barista. “ E’ in vendita la ‘Bocca di leone’” gli disse quello un giorno con aria trionfante mettendogli davanti una tazza di caffè decaffeinato con doppia panna. “ E’ un bel po’ che è in vendita…”aggiunse.  “E come mai nessuno la compra?” chiese Adolfo.

Silenzio. Entrava un fascio di luce come di luglio e Adolfo sentiva il caldo sulla schiena. Il barista sorrideva col sorriso della Gioconda, mani e straccio a lustrare un piattino. “ E’ che ci è morto uno…” spiegò. Poi  di nuovo silenzio. Il bar vuoto. L’uomo si guardò in giro ed abbassò la voce.” Per questo non la vendono. E’ rotolato giù dalla scalinata, dicono, e si è conciato in un modo…Sembrava mangiato dai cani sembrava.”

Zitti tutti e due a meditare e poi il barista quasi si sdraiò sul banco per sibilare all’orecchio di Adolfo, che nessuno li sentisse per carità, per sibilare dunque:” Io li frego tutti!” La violenza gli straripava dai denti come saliva che non riusciva a mandar giù. “ Mi sono sposato da un anno e vivo coi suoceri. La mia sposa ha bisogno di spazio,” e faceva un cenno verso di lei, alla cassa,  ubertosa ed immobile, il gran petto coricato sulle braccia conserte, il viso avido. “Quella casa me la becco io” Aveva il fiato che sapeva d’olio d’oliva. Adolfo non riuscì a sottrarsi all’untuosa consistenza di un contatto e si trovò guancia a guancia col barista che gli propinò il segreto. “Vado dicendo in giro…” E a questo punto le parole erano semplici movimenti delle labbra perché la voce, anche la più sommessa, sarebbe stata un rischio.” Vado dicendo in giro che la casa è stregata: Che ci sono i cani di lago. Escono dall’acqua nelle notti senza luna a sbranare chi ci abita.” Ridacchiava quasi bocca a bocca con l’altro a battezzarlo con la sua saliva di bugiardo. “ Anche mia moglie ci crede a questa storia, ma a te posso dire la verità, tanto non sei di qui, non hai interessi. Dunque io li frego tutti: i signori di Milano, i ricchi di Brescia, i tedeschi che si cuccano le case migliori. Nessuno di loro vorrà più comprare e il prezzo scenderà fino alle mie tasche…” Adolfo fece cenno di sì, certo lui era ben furbo. Bravo, bravo! Un cenno di saluto e via, fuori di lì. La costa era già in ombra. Il grande negozio di Riva stava chiudendo e  Adolfo si convinse che doveva smetterla una buona volta di perder tempo per strada. Così, durante tutto l’inverno e tutta la primavera, perfino d’estate Adolfo tirò dritto senza infilarsi nella deviazione per Bogliaco. Si fermava magari un attimo a guardare giù dalla strada nel punto in cui le bocche di leone  insanguinavano la costa. Solo in autunno decise che era tempo di dare un’occhiata alla piazzetta. Era proprio tempo. Di dare un ‘occhiata alla piazzetta e di entrare nel bar ‘La trota‘.  Ci entrò  a passi da gatto Silvestro. Dietro la cassa fioriva il gran seno della signora padrona. “ Ha saputo,” disse subito. “Ha saputo del mio povero marito…?” Adolfo bevve un sorso del caffe decaffeinato. “ Avevamo appena traslocato nella casa nuova, la ‘Bocca di leone’… io non voleva andarci in quella casa ma lui.. ma lui ha così insistito…” La donna ebbe un dignitoso singhiozzo e si mise le mani sulla faccia.” L’ho trovato io stessa, una mattina…morto, morto tragicamente…”  Morto!? Ma cosa mi dice …Morto come?” chiese Adolfo ad alta voce. Nel bar c'era  gente  e tutti ad ascoltare.

“Sbranato dai cani,” rispose lei piangendo a dirotto. “Glielo aveva detto di non comprarla quella casa maledetta. Ora non riuscirò a venderla nemmeno per quattro soldi..”

“Per quattro soldi, forse, qualcuno la comprerà,” disse Adolfo battendole una mano sulla spalla, poi aggiunse che gli dispiaceva, un così brav’uomo, oh come gli dispiaceva. Uscì dal bar. Il vento lo spinse su per la lieve salita,  fino alla macchina, davanti ai tennis. Era davvero un ottobre terribile. Adelmo avrebbe voluto trovarsi davanti ad un camino acceso, nella casa che aveva sempre sognato. Ormai era soltanto questione di un po’ di pazienza. Si stropicciò le mani soddisfatto, mise in moto il motore e, prima di partire,si girò verso il sedile posteriore. “ Avete fatto un bel lavoro amici!” I due doberman con gli occhi rossi, suoi inseparabili compagni, ringhiarono schiumando saliva.

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