Adolfo trattava articoli
nautici e tute impermeabili. Doveva arrivare su fino a Riva ma il
paesaggio da Gargnano in poi lo annoiava e lui tirava tardi apposta. Si fermava
dunque con tutto comodo nella piazzetta di Bogliaco, dopo aver lasciato la
macchina davanti ai tennis, per poter fare a piedi quei quattro passi nel sole
e poi nell’ombra e poi nell’odore dell’acqua, forte come l’odore di una donna.
Entrava nel bar ‘La trota’ e stava a
parlare col barista. “ E’ in vendita la ‘Bocca di leone’” gli disse quello un
giorno con aria trionfante mettendogli davanti una tazza di caffè decaffeinato
con doppia panna. “ E’ un bel po’ che è in vendita…”aggiunse. “E come mai nessuno la compra?” chiese
Adolfo.
Silenzio. Entrava un fascio di luce come di luglio e
Adolfo sentiva il caldo sulla schiena. Il barista sorrideva col sorriso della
Gioconda, mani e straccio a lustrare un piattino. “ E’ che ci è morto uno…”
spiegò. Poi di nuovo silenzio. Il bar
vuoto. L’uomo si guardò in giro ed abbassò la voce.” Per questo non la vendono.
E’ rotolato giù dalla scalinata, dicono, e si è conciato in un modo…Sembrava
mangiato dai cani sembrava.”
Zitti tutti e due a meditare e poi il barista quasi si
sdraiò sul banco per sibilare all’orecchio di Adolfo, che nessuno li sentisse
per carità, per sibilare dunque:” Io li frego tutti!” La violenza gli
straripava dai denti come saliva che non riusciva a mandar giù. “ Mi sono
sposato da un anno e vivo coi suoceri. La mia sposa ha bisogno di spazio,” e
faceva un cenno verso di lei, alla cassa,
ubertosa ed immobile, il gran petto coricato sulle braccia conserte, il
viso avido. “Quella casa me la becco io” Aveva il fiato che sapeva d’olio
d’oliva. Adolfo non riuscì a sottrarsi all’untuosa consistenza di un contatto e
si trovò guancia a guancia col barista che gli propinò il segreto. “Vado
dicendo in giro…” E a questo punto le parole erano semplici movimenti delle
labbra perché la voce, anche la più sommessa, sarebbe stata un rischio.” Vado
dicendo in giro che la casa è stregata: Che ci sono i cani di lago. Escono
dall’acqua nelle notti senza luna a sbranare chi ci abita.” Ridacchiava quasi
bocca a bocca con l’altro a battezzarlo con la sua saliva di bugiardo. “ Anche
mia moglie ci crede a questa storia, ma a te posso dire la verità, tanto non
sei di qui, non hai interessi. Dunque io li frego tutti: i signori di Milano, i
ricchi di Brescia, i tedeschi che si cuccano le case migliori. Nessuno di loro
vorrà più comprare e il prezzo scenderà fino alle mie tasche…” Adolfo fece
cenno di sì, certo lui era ben furbo. Bravo, bravo! Un cenno di saluto e via,
fuori di lì. La costa era già in ombra. Il grande negozio di Riva stava
chiudendo e Adolfo si convinse che
doveva smetterla una buona volta di perder tempo per strada. Così, durante
tutto l’inverno e tutta la primavera, perfino d’estate Adolfo tirò dritto senza
infilarsi nella deviazione per Bogliaco. Si fermava magari un attimo a guardare
giù dalla strada nel punto in cui le bocche di leone insanguinavano la costa. Solo in autunno
decise che era tempo di dare un’occhiata alla piazzetta. Era proprio tempo. Di
dare un ‘occhiata alla piazzetta e di entrare nel bar ‘La trota‘. Ci entrò
a passi da gatto Silvestro. Dietro la cassa fioriva il gran seno della
signora padrona. “ Ha saputo,” disse subito. “Ha saputo del mio povero
marito…?” Adolfo bevve un sorso del caffe decaffeinato. “ Avevamo appena
traslocato nella casa nuova, la ‘Bocca di leone’… io non voleva andarci in
quella casa ma lui.. ma lui ha così insistito…” La donna ebbe un dignitoso
singhiozzo e si mise le mani sulla faccia.” L’ho trovato io stessa, una
mattina…morto, morto tragicamente…”
Morto!? Ma cosa mi dice …Morto come?” chiese Adolfo ad alta voce. Nel
bar c'era gente e tutti ad ascoltare.
“Sbranato dai cani,” rispose lei piangendo a dirotto.
“Glielo aveva detto di non comprarla quella casa maledetta. Ora non riuscirò a
venderla nemmeno per quattro soldi..”
“Per quattro soldi, forse, qualcuno la comprerà,” disse
Adolfo battendole una mano sulla spalla, poi aggiunse che gli dispiaceva, un
così brav’uomo, oh come gli dispiaceva. Uscì dal bar. Il vento lo spinse su per
la lieve salita, fino alla macchina,
davanti ai tennis. Era davvero un ottobre terribile. Adelmo avrebbe voluto
trovarsi davanti ad un camino acceso, nella casa che aveva sempre sognato.
Ormai era soltanto questione di un po’ di pazienza. Si stropicciò le mani
soddisfatto, mise in moto il motore e, prima di partire,si girò verso il sedile
posteriore. “ Avete fatto un bel lavoro amici!” I due doberman con gli occhi
rossi, suoi inseparabili compagni, ringhiarono schiumando saliva.
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